Commento alla Filosofia del diritto, Capitolo 15

Che cosa significa diritto

Con il concetto di fine e la volontà libera è posto il terreno per la determinazione di ciò che significa diritto. Hegel usa il concetto in un senso ampio, che non intende anzitutto codice o giustizia. Diritto è ogni modo in cui la volontà libera viene riconosciuta come reale.

Ciò diventa concreto in quattro gradi che la parte principale di questo libro sviluppa. Nel diritto astratto la volontà si riconosce nella cosa: facendo di un pezzo di mondo la mia proprietà, do a me stesso una realtà esterna. Nel contratto due volontà si riconoscono reciprocamente: scambiando, ci trattiamo l’un l’altro come persone con volontà di pari diritto. Nella moralità la volontà si riferisce a se stessa: agendo con coscienza, faccio della mia propria interiorità l’istanza del mio agire. Nell’eticità la volontà si ritrova nelle istituzioni che sono al tempo stesso la sua propria autodeterminazione: famiglia, società civile, Stato non sono limitazioni esterne, ma le forme in cui la volontà può esistere come volontà libera reale.

Su ciascuno di questi modi si può mostrare anche la struttura mezzo-fine sviluppata in II.2 — senza per ciò affermare che ne esaurisca il contenuto. La volontà libera (fine soggettivo) si dà un esserci in un mezzo (cosa, contratto, benessere, istituzione); il risultato è il fine realizzato — una realtà in cui la volontà si ritrova. Il diritto è la sfera in cui questa autodazione è organizzata.

Con ciò è posta anche la misura con cui le analisi seguenti misurano il diritto. Laddove il diritto diventa mezzo che si rivolta contro la volontà libera — dove la proprietà si converte da mezzo di realizzazione della personalità in macchina di appropriazione, dove il contratto gioca l’uguaglianza formale contro la disposizione di contenuto, dove l’eticità diventa tutela paternalistica, dove il diritto stesso diventa codificazione che stabilisce a chi spetti quale sfera di esistenza —, allora questa non è la rottura del diritto, ma la perversione teleologica interna al diritto. Riconoscerla e cercarne il superamento non è compito di un’istanza superiore esterna al diritto, ma affare della ragione pratica, che si dà da sé il diritto.

Con questi presupposti — fine, volontà libera, diritto — è posto il terreno. Il diritto astratto, con cui inizia l’analisi seguente, è la prima figura concreta in cui questi presupposti diventano operanti.

III. Diritto astratto — La volontà nella cosa