Commento alla Filosofia del diritto, Capitolo 35
Spirito assoluto — la sfera degli scopi superiori
In Hegel, allo spirito oggettivo (diritto, moralità, eticità, storia universale) segue lo spirito assoluto come la sfera in cui lo spirito non si determina più mediante scopi finiti e il loro materiale, ma si riferisce a se stesso. Hegel lo articola in arte, religione e filosofia, in quest’ordine. Se questo ordine sia quello oggettivamente corretto è discusso altrove; qui non viene seguito, perché la filosofia del diritto ha bisogno dello spirito assoluto solo per la sua posizione, non per la sua articolazione interna.[1]
Ciò che è assoluto in questa sfera non è una grandezza metafisica, ma una posizione nel movimento dello spirito. Ab-solutus significa: non limitato da altro. In famiglia, società civile e Stato, lo spirito si riferisce a scopi finiti e al materiale disponibile in ciascun caso — si cuoce un pezzo di pane, si costruisce una macchina, si approva una legge. Nella sfera dello spirito assoluto non si tratta di scopi finiti, ma degli scopi superiori — ciò che alla fine riteniamo buono, vero e importante, e verso cui sono orientati tutti gli scopi finiti.
Che lo spirito assoluto compaia qui — e non solo come appendice — ha il suo fondamento in un’osservazione che è portante per l’intera concezione: gli scopi superiori, articolati in religione, arte, filosofia e scienza, plasmano anche lo spirito oggettivo. Le forme di vita di una società non sono da spiegare soltanto a partire dalla struttura economica o giuridica; sono plasmate anche da ciò che gli uomini ritengono buono, vero, sacro. Una civiltà confuciana, una civiltà cristiana, una civiltà islamica non sono diverse solo economicamente e politicamente, ma anche nella struttura profonda di ciò che riconoscono come scopi superiori. Le civiltà menzionate nel diritto statale esterno si possono distinguere proprio da qui: hanno tradizioni religiose diverse, idiomi estetici diversi, sfondi filosofici diversi. Questa è la struttura profonda che sta trasversalmente ai singoli Stati e che plasma il rapporto tra le civiltà.
Ma — e questo è il controargomento contro un idealismo culturalista — le forme di vita non si possono semplicemente derivare dallo spirito assoluto. Ciò che una società riconosce come scopi superiori la plasma; ma come essa realizzi questi scopi dipende dal materiale, dalle condizioni geografiche, dai mezzi disponibili, dalla costellazione economica. Hegel si è riferito, come menzionato, a Ritter; la materialità resta condizione attraverso cui gli scopi superiori devono passare per diventare reali. Popoli montani, regni delle valli fluviali, culture delle città portuali sviluppano forme diverse in cui si articolano anche i loro scopi superiori religiosi, artistici e filosofici — non perché gli scopi superiori sarebbero diversi, ma perché devono essere concretizzati in modo diverso.
Il punto a questo punto della filosofia del diritto è dunque: le determinazioni qui sviluppate — persona, proprietà, contratto, famiglia, società civile, Stato — non stanno isolate. Sono in una doppia mediazione: da un lato con il materiale, con la sostanza geografica, con le condizioni economiche (questa è la dimensione verticale verso il basso — filosofia della natura, economia); dall’altro con gli scopi superiori, articolati in religione, arte, filosofia (questa è la dimensione verticale verso l’alto — lo spirito assoluto). La filosofia del diritto è la sfera intermedia — la sfera in cui il materiale viene formato dagli scopi superiori e gli scopi superiori vengono concretizzati dal materiale.
Una trattazione approfondita dello spirito assoluto — le religioni nella loro molteplicità, le forme d’arte nella loro storia, le filosofie nel loro confronto — appartiene a un volume proprio. Ciò che qui doveva essere fissato è la posizione: lo spirito assoluto non è oltre la filosofia del diritto, ma è la sfera in cui sono articolati gli scopi superiori che agiscono sullo spirito oggettivo. Chi legge la filosofia del diritto senza questo riferimento perde ciò che sostiene concettualmente l’intera struttura.
Le ragioni per un ordine diverso — religione, arte, filosofia — sono sviluppate in un volume proprio dello spirito assoluto. Svilupparle qui significherebbe aprire, nella parte conclusiva, un secondo dibattito il cui esito non incide sull’andamento di questo volume. ↩︎