Was ist Wahrheit?

Premesse redazionali

La prima domanda è: qual è l’oggetto della nostra scienza? La risposta più semplice e comprensibile a questa domanda è che la verità è questo oggetto.[1]

Questo articolo è il mio tentativo di spiegare con parole mie alcuni aspetti di questa citazione di Hegel.

Poiché la verità si esprime nella forma del concetto, come si mostrerà nel seguito, vi propongo di leggere anche il mio “Tutorial sul concetto” in relazione a questo articolo.

E poiché Hegel, più avanti nel passo sopra citato, si rivolge anche agli scettici che dicono che non può esserci alcuna conoscenza della verità[2], forse dovreste leggere anche il mio altro articolo “Ignoranza e scetticismo” per comprenderlo meglio e trarne il massimo beneficio. Potete leggere tutti e tre gli articoli in qualsiasi ordine, ma vedrete che gli articoli sono collegati tra loro.

In tutti e tre gli articoli cerco di trasmettervi alcune intuizioni che ho trovato leggendo Hegel. Naturalmente altri possono arrivare a conclusioni diverse, ma spero che comunque le troverete utili.

In un certo senso gli articoli, insieme, costituiscono anche una sfida al concetto di “relativismo” e di “fatti alternativi”.

Questo testo è stato pubblicato per la prima volta gradualmente nella mia “Officina Hegel” tra il 1997 e il 2007. È stato tradotto per la prima volta in inglese nel luglio 2020, e in questa occasione rielaborato e dotato di note. Nell’aprile 2021 è stato ritradotto in tedesco.

L’argomentazione di questo testo è nel frattempo diventata un libro: Was ist Wahrheit? sviluppa ciò che qui è abbozzato — con gli esempi dell’elefante e del detective, con la disputa tra coerenza e corrispondenza e con il capitolo sulla separazione appresa tra interno ed esterno. È disponibile presso Reflexivity Press.

La teoria classica della verità - la corrispondenza tra teoria e oggetto

Nella teoria classica della verità (“teoria della corrispondenza della verità”[3]), che chiunque sostiene intuitivamente e che Hegel un tempo definì “di sommo valore”[4] (anche se la critica ed espande / sublima), e che le altre teorie della verità devono almeno tenere in considerazione, una proposizione è vera se ha una “corrispondenza” “nella realtà” (“è il caso”, come dicono Wittgenstein e l’atomismo logico[5], “rispecchia” adeguatamente la realtà, come dicono Lenin e, sulla sua scia, il marxismo-leninismo classico).

Oggi - al termine di una lunga ricerca nella storia della filosofia fino ai nostri giorni, alla ricerca di un concetto di verità sempre più raffinato e complesso - la teoria classica può apparire ad alcuni filosofi di professione piuttosto ingenua. Tuttavia ognuno, anche i filosofi di professione, nella vita quotidiana trova utile, in caso di dubbio se fuori sia atterrato un UFO, se la luce sia spenta, se i bambini si siano lavati i denti, se oggi sia domenica ecc., andare semplicemente prima “a controllare”.

L’oggetto (l’“oggetto”) è quindi, in questo senso ( proprio nel senso degli empiristi e materialisti - vedi sotto) la misura della verità.

Come e dove si deve effettuare il confronto?

Una domanda che rimane, tuttavia, è come si possa praticamente eseguire questo confronto tra rappresentazioni/modelli “nella nostra testa” da un lato e nella “realtà” (“fuori dalla nostra testa”) dall’altro. Confrontare presuppone che esista una base comune su cui il confronto possa avvenire. A parte i problemi specifici che a volte emergono nel singolo caso:

Il confronto avviene dentro o fuori dalla nostra testa/mente? O in un terzo luogo? In ogni caso si pone la domanda di come l’“interno” e l’“esterno” separati possano essere riportati insieme per il confronto (e confrontati, il che presuppone una base comune).

Per aggirare questi problemi, alcune teorie moderne applicano solo criteri formali che non richiedono più questo confronto, come ad esempio la “teoria della coerenza della verità”[6], secondo cui conta solo che la teoria non si contraddica da sé.

Soluzione

Queste diverse questioni si possono risolvere chiarendo che il confronto (tra il mondo esterno - mediato dalle impressioni sensoriali - e il mondo interno (la teoria hegeliana dello spirito teorico dà informazioni sulla complessità dei processi che vi si svolgono) avviene nella nostra testa (più precisamente: nella nostra mente) (e da ciò si può dedurre la differenza tra mondo interno ed esterno, quindi questa differenza non viene negata).

Così il concetto di corrispondenza tra soggetto e oggetto si amplia effettivamente nella “teoria della coerenza della verità” nel senso che la teoria classica vi viene “sublimata” (aufgehoben)[7] (perché sia le esperienze del soggetto derivanti dai suoi sensi ed esperienze, dalle sue letture, dalle testimonianze e conversazioni con altri, dai risultati di esperimenti ecc., devono essere messe in accordo con i concetti di questi soggetti (vedi il “Tutorial sul concetto”).

La teoria hegeliana della verità viene quindi giustamente sussunta, nell’articolo di Wikipedia, sotto questa “teoria della coerenza della verità”. Del resto posso anche sostenere che le diverse “teorie pragmatiche della verità”[8] possano parimenti essere sussunte sotto la “teoria della coerenza della verità”, perché l’esperienza pratica della fallibilità è un segno di “incoerenza” che porta all’autocorrezione (John Dewey[9], ad esempio, era un ex hegeliano, quindi non sorprende che le sue teorie siano compatibili, almeno in alcune parti, con l’hegelianismo. Se la mia comprensione di Hegel qui è corretta, allora Popper si sbaglia in modo fondamentale quando crede che Hegel sostenga una teoria della verità in cui sistematicamente non si può dimostrare nulla come vero o falso[10]).

Conseguenza: l’elaborazione logica dei molti aspetti

Non si tratta ora solo di mettere in accordo oggetto (dati sensoriali/di misura) e soggetto (modello/rappresentazione/concetto), ma di elaborare tutto ciò che ci raggiunge dall’esterno (semplici dati sensoriali, dati di misura, esperienze, resoconti altrui, teorie sull’oggetto nei libri ecc.) e i nostri propri “ingredienti” ad esso (ulteriori conclusioni, opinioni, sentimenti, intuizione ecc.) in un tutto logicamente coerente.

Detto semplicemente: il tutto deve effettivamente (logicamente) combaciare.

Nel pensiero, nella scienza e nella verità, la logica ha il compito di ordinare logicamente il materiale dato, stratificato, in modo che diventi un tutto completo (a ciò appartiene anche la consapevolezza che in un punto o nell’altro mancano informazioni/fatti/materiale, che allora resta per il momento vuoto oppure - a seconda delle possibilità - deve essere richiesto, ad esempio sotto forma di esperimenti o altre indagini e ricerche).

Questi diversi aspetti, prospettive ecc. non dovrebbero essere semplicemente incollati insieme nel senso di un “collage”, ma elaborati in un tutto logicamente ordinato.

A proposito1: naturalmente il materiale può essere organizzato anche diversamente; la libera associazione dei sogni, le messe in scena degli artisti ecc. lo dimostrano. Da un lato però il nesso logico degli oggetti non è indipendente da essi, per cui, se lo si tralascia, si trascura qualcosa di rilevante e quindi non si ha il tutto. D’altra parte le messe in scena della fantasia onirica e artistica sono evidentemente di natura piuttosto soggettiva (piuttosto che oggettiva) (cioè devono di più al soggetto che all’oggetto) e quindi non rendono giustizia agli oggetti (e nella vita quotidiana ognuno si aspetta che, riflettendo su un oggetto, lo si conosca meglio, gli si renda maggiore giustizia).

A proposito2: la “logica dell’essere” di Hegel descrive il lato dei fenomeni (che a loro volta non possono essere tralasciati e, come si scopre, sono il fondamento per l’ulteriore processo); la sua “logica dell’essenza” descrive il processo della “digestione logica”.

Obiezioni: ignoranza e scetticismo

Alla domanda se esista, al di là del rispettivo “spazio esperienziale” umano, un’altra “realtà” che non viene presa in considerazione e che quindi non coincide con il pensiero umano sugli oggetti, ho risposto diffusamente in “Ignoranza e scetticismo”:

Primo, questa differenza è solo inventata, perché se — questo è il punto di partenza di questo dubbio scettico — essa si trova al di là dell’esperienza umana (quindi la sua causa non può proprio avere origine in un’esperienza umana), allora si pone la domanda di come se ne possa mai venire a conoscenza (come si effettui il confronto tra ciò che sperimentiamo/sappiamo sull’oggetto con ciò che sperimentiamo/sappiamo sull’oggetto, che per definizione non possiamo sperimentare/sapere su di esso), il che è evidentemente impossibile. Perciò questa differenza immaginata non ha nemmeno evidentemente alcuna conseguenza pratica (non posso mai trovarmi nell’imbarazzo di scoprire di sbagliarmi) ed è evidentemente irrilevante anche come pensiero teorico (poiché come criterio distintivo tra una teoria giusta e una sbagliata è evidentemente inutile, perché, così come è costruito questo sospetto fondamentale di deviazione, con esso si può criticare tutto allo stesso modo, indipendentemente da quanto buoni o cattivi siano i pensieri su un oggetto).

Si può (a ragione) avere grande rispetto per ogni “sacra” verità assoluta, perché si è certi che sia troppo esigente per la nostra modesta e limitata mente umana.

(Ironicamente tali scettici sono in questo modo certi che qualcosa come una verità assoluta non possa esistere, ma almeno il “fatto”/verità che non esista una verità assoluta viene da loro trattato come se fosse essa stessa una sorta di verità assoluta, il che rappresenta una sorta di autocontraddizione (come osservò Hegel: se si applica il proprio dubbio al dubbio stesso, il dubbio scompare[11]).

Nella vita reale però non si dubita mai semplicemente di tutto, ritenendo così ogni teoria/ogni concetto indimostrato e possibilmente falso; bisogna invece prendere decisioni, cercando quindi almeno una verità relativa che renda giustizia a ciò che si sa e si sperimenta, e cercando viceversa di evitare errori. Questo è esattamente ciò che vogliamo fare qui (e che Hegel, per come lo comprendo io, cerca di fare nella sua Logica e nella sua opera in quanto tale: cercare di esaminare, riflettere, comprendere e spiegare ciò che facciamo nella nostra prassi).

L’obiezione si risolve invece nel senso di tenere conto di tutti gli aspetti, e di essere al contempo cauti verso risposte “affrettate” e aperti alla correzione degli errori e all’accoglimento di estensioni (il che però, in ultima analisi, si riconduce di nuovo alla considerazione di tutti gli aspetti - “il vero è l’intero” -).

Il vero è l’intero[12]

Nel seguito considereremo ancora una volta alcuni degli aspetti e argomenti tipici a favore di pluralismo, empirismo ecc., in modo che ciascuno possa verificare da sé se effettivamente il concetto di verità qui presentato li comprenda in modo adeguato

(perché evidentemente una tale teoria della verità deve mirare in effetti anche a sublimare in sé gli altri concetti di verità).

Paradosso - la meraviglia come punto di partenza del pensiero/apprendimento:

L’impulso a filosofare (il bisogno di non accettare più qualcosa semplicemente come dato non problematico, ma di rifletterci sopra) fu offerto dalla meraviglia, dice Aristotele[13], e in effetti, quando qualcosa si rivela problematico, quando emerge un paradosso/contraddizione (ad esempio di nuovi fenomeni che non possono essere spiegati con le teorie esistenti), ci sentiamo insoddisfatti di questa condizione e aspiriamo a risolvere tali problemi (così una classica motivazione pedagogica applicata dagli insegnanti è presentare qualcosa ai propri allievi in modo che si rendano conto di non poterlo spiegare, così da diventare consapevoli di mancare di questa conoscenza e voler spiegarla, imparando così la sua spiegazione).

Il progresso perseguito consiste allora naturalmente nel cercare una soluzione che sublimi la conoscenza esistente e il nuovo fenomeno bisognoso di spiegazione, che non può essere spiegato con quanto finora noto (anzi forse addirittura sembra contraddirlo apparentemente), in una nuova spiegazione a un nuovo livello. (l’ascesa dalla fisica newtoniana alla fisica einsteiniana è l’esempio classico, ma questo avviene su scala molto più piccola anche costantemente nella nostra vita quotidiana).

Pluralità dei sensi

Si dice che i sensi non diano certezza perché possono essere ingannati, ma in pratica accade per lo più che riceviamo da almeno un senso informazioni sull’inganno dell’altro senso: sentiamo che non possiamo toccare un’illusione ottica; vediamo viceversa che lo stimolo percepito sulla nostra pelle non proviene da ciò che supponiamo, ma da qualcos’altro, ecc.

I diversi dati sensoriali, apparentemente contraddittori, vogliamo comporli nella nostra mente in un quadro complessivo convincente.

Testimonianze

Chi non le conosce, le diverse testimonianze in un giallo/romanzo poliziesco o in altre ricerche (“Oral History” o anche nella vita quotidiana, ad esempio in una lite tra fratelli). Divenne famoso il film “Rashomon”[14] (o, più recentemente - e più banalmente - “La cospirazione di Cappuccetto Rosso”[15]). Anche qui si tratta di ottenere, dalle varie testimonianze apparentemente contraddittorie, un quadro complessivo soddisfacente che spieghi le differenze (dove naturalmente va anche considerato che qui entra in gioco anche l’alterazione inconscia o consapevole delle affermazioni, poiché possono esserci ragioni individuali dei testimoni per discostarsi dalla “verità” - considerata ciascuna dalla propria prospettiva - nel rispettivo resoconto. Ma anche questo dovrebbe potersi ricostruire alla fine di una visione d’insieme soddisfacente, come ad esempio nella conclusione di un classico romanzo poliziesco di Agatha Christie).

Empirismo

Nel passaggio dalla scolastica all’empirismo (almeno come oggi ce lo si ricorda dalla prospettiva dell’empirismo), si sottolinea che nella scolastica era rilevante solo l’autorità della scrittura (Bibbia, Aristotele) e che quindi allora non si sarebbe affatto guardato nella “realtà” (illustrazione: il presunto rifiuto dei teologi di guardare attraverso il cannocchiale di Galileo Galilei, per osservare da soli le lune di Giove[16]).

Attraverso questo dogmatismo si evita la contraddizione (con una “realtà” possibilmente divergente) non guardando affatto, non verificando (e ciò che diverge, se pure emerge in modo da non poter essere ignorato/rimosso, viene allora coerentemente vietato: l’Inquisizione).

Ma anche del tutto indipendentemente da come un “totalitarismo” o “fondamentalismo” religioso o politico gestisca “fatti divergenti/sgraditi”: semplicemente accade - anche e proprio oggigiorno, quando si vuole guardare più apertamente -, che qualcosa “in teoria” sembri buono (cosa che viene poi cautamente chiamata “ipotesi” o “modello”), e poi, nella verifica o sulla base di metodi di misurazione ormai perfezionati, più fini (così molte differenziazioni nelle teorie fisiche più avanzate possono essere percepite e decise solo sulla base di misurazioni raffinate), si arriva a risultati che contraddicono la teoria, e che devono quindi essere spiegati e integrati, il che può andare da semplici modifiche/estensioni fino a “cambi di paradigma”.

(Ma naturalmente anche nella pratica scientifica reale, condotta solo da esseri umani fallibili, si possono spiegare via e ignorare fatti sgraditi, un campo tra l’altro per la sociologia della scienza, che mostra la parziale fondatezza delle descrizioni piuttosto pessimistiche, ad esempio, di Kuhn. Tuttavia si dovrebbe almeno poter evidenziare e criticare questo comportamento non scientifico secondo gli standard qui indicati per un corretto procedimento scientifico).

Scetticismo, fine a se stesso e modelli

Da questa esperienza lo scettico può dedurre una riserva contro le spiegazioni esistenti:

Anche queste spiegazioni esistenti di una cosa possono in seguito rivelarsi insufficienti. Come “monito” o “promemoria” per questa possibile deviazione che potrebbe emergere in seguito, postuliamo “la cosa in sé”, che può anch’essa deviare dalle nostre spiegazioni. Di conseguenza le spiegazioni esistenti si presentano, in questa prospettiva scettica, solo come “modelli” della realtà. (Nel materialismo, anche nella variante marxista-leninista, questa riserva scettica si è conservata, nonostante tutto l’“ottimismo conoscitivo”, nella distinzione tra materia “reale” e rappresentazioni “solo derivate” nella testa).

Se invece questo punto di vista non viene considerato, non si svilupperà alcun bisogno di verificare/controllare, e si formerà invece un dogmatismo.

In Hegel questo punto di vista dello scetticismo e del criticismo è quindi importante (“Seconda posizione verso l’oggettività”[17]) e viene considerato/conservato nel processo (e nella sublimazione come suo risultato).

Diverse teorie

Quando le teorie, come spiegazioni di “fatti”/“stati di cose”, si contraddicono (o riescono a spiegare l’oggetto solo parzialmente, senza combaciare perfettamente), ciò viene percepito, almeno nella scienza naturale, come un problema da risolvere: o mediante la falsificazione dell’altra/e teoria/e, e/o mediante l’ulteriore sviluppo della/e teoria/e verso una nuova teoria, in cui le teorie precedenti in questione vengano integrate (almeno nel loro contenuto esplicativo) (in caso di estensioni fondamentali con, altrimenti senza “cambio di paradigma”[18])

A proposito: similmente a come idealmente, alla fine di un’indagine riuscita, tutte le testimonianze si possano spiegare, e con ciò anche le false testimonianze, non direttamente prese in considerazione, vengano spiegate come tali, così alla fine di una sintesi di tutte le teorie non è necessario includere tutte le teorie e tutto il materiale, ma alcuni restano giustificatamente esclusi.

Questo parallelo funziona anche in direzione inversa: così come nuove testimonianze, nuove prove possono portare a una nuova valutazione dell’intero caso (cosa da cui vivono in buona parte i produttori di gialli/storie poliziesche e film processuali), così nuovi risultati possono naturalmente portare a una nuova valutazione/riorganizzazione, in cui cambia anche ciò che, tra i fatti e le teorie esistenti, viene considerato rilevante/irrilevante - il famoso “cambio di paradigma” di Thomas Kuhn[19]).

Pluralismo - esempio dell’elefante

L'uomo cieco e l'elefante

Gli uomini ciechi e l’elefante, raffigurati come “Fontana dei ciechi” nella Rheinaue di Bonn, Germania. Fonte: Wikimedia

Nella tradizione indiana (l’induismo è la religione pluralistica per eccellenza, e inoltre nella società indiana si aggiungono, con ebraismo, cristiani, musulmani, parsi, giainisti, buddhisti ecc., molte altre religioni), esiste la nota favola dei ciechi che devono descrivere un elefante[20]: a seconda che la persona in questione abbia in mano la zampa, la pancia, la coda, la zanna, l’orecchio, la proboscide ecc. dell’elefante, risulta una descrizione completamente diversa dell’elefante (che naturalmente contraddice le altre).

È chiaro che l’insegnamento da trarre dalla storia è che ciascuna di queste descrizioni contribuisce con la propria parte alla verità, e che la soppressione/il divieto di una di queste verità parziali non sarebbe appropriato, ma ci impedirebbe piuttosto di arrivare a un quadro adeguato e completo di un elefante. Questo dunque contro l’ignorare, il rimuovere, il vietare verità parziali contraddittorie.

Divieto di posizioni divergenti in contrapposizione al pluralismo delle diverse posizioni

Il divieto nasceva, viceversa, dall’intuizione parziale che la verità non possa contraddirsi, che possa esistere una sola verità (in Hegel questa è la posizione dell’“intelletto”). Una posizione che storicamente si è presentata spesso, ma che per i dissenzienti era piuttosto sgradevole e ha anche in tal senso ostacolato la ricerca della verità.

Questa posizione l’hanno spesso in mente i critici moderni di sinistra (ad esempio nella tradizione della Scuola di Francoforte) e/o postmodernisti della “verità”, quando si schierano contro il totalitarismo della verità ovvero della pretesa di verità ecc.

Ma sia la posizione dell’“unica verità” sia quella del pluralismo necessario come contrapposizione all’“unica verità” enfatizzano ciascuna, da parte propria, solo un aspetto parziale della verità, e sono quindi entrambe solo in parte corrette e in parte insufficienti (hanno quindi entrambe anche effetti negativi), devono quindi essere entrambe sublimate (come avviene poi nella sezione seguente).

Ritorno all’immagine - la verità dell’immagine dell’elefante

La parabola dell’elefante presentata vive nella sua forza persuasiva dal fatto che nelle diverse descrizioni si ritrova l’unità del singolo elefante (la parabola sarebbe notevolmente meno convincente se i ciechi avessero sentito e descritto cose del tutto diverse tra loro, ad esempio un bicchiere di vino, una manciata di sabbia, il vento, una rosa, un chewing gum, un computer ecc. - magari addirittura come descrizione di un elefante).

Corrispondentemente l’immagine non sta dunque semplicemente per il pluralismo, cioè per la buona ragione della diversità delle esperienze, ma viceversa anche per l’unità superiore di queste differenze, che sono sublimate nell’immagine (concetto) vera dell’elefante.

La verità come concetto

Se dunque puntate a una verità di questo tipo, che abbraccia tutto ed è logicamente ordinata, arrivate a ciò che Hegel chiama il “concetto” (nel vocabolario tedesco di Hegel: “Begriff”) e a cui è dedicato un articolo a sé (e un tutorial a sé): vedi il “Tutorial sul concetto”.

D’altra parte, se avete seguito il tutorial sul concetto e lo applicate al “concetto” “verità” stesso, dovreste sostanzialmente arrivare alle conclusioni di questo articolo. Perciò all’inizio ho detto che questi due articoli si completano a vicenda.

Trattazione in Hegel

In linea di principio, naturalmente, l’intera Logica di Hegel va intesa come trattazione di questo tema; si può tranquillamente definire la domanda su “cos’è la verità” (e come la troviamo) il tema fondamentale della Logica (gli altri due temi fondamentali, indicati volentieri anche per la Logica, “Cos’è e come funziona il pensiero, cos’è l’elemento ‘pensante’ del pensiero” e “Cos’è e come funziona la scienza, cos’è l’elemento ‘scientifico’ del pensiero”, sfociano naturalmente nella stessa domanda).


  1. Hegel “Enciclopedia delle scienze filosofiche”, vol. 1, §19, aggiunta 1 ↩︎

  2. Tre frasi dopo la citazione prosegue: “Es tritt dann aber auch alsbald das Aber auf, ob wir auch die Wahrheit zu erkennen vermögen. Es scheint eine Unangemessenheit stattzufinden zwischen uns beschränkten Menschen und der an und für sich seienden Wahrheit, und es entsteht die Frage nach der Brücke zwischen dem Endlichen und dem Unendlichen. Gott ist die Wahrheit; wie sollen wir ihn erkennen? Die Tugenden der Demut und der Bescheidenheit scheinen mit solchem Vorhaben im Widerspruch zu stehen. - Man fragt dann aber auch danach, ob die Wahrheit erkannt werden könne, um eine Rechtfertigung dafür zu finden, daß man in der Gemeinheit seiner endlichen Zweck fortlebt.” ↩︎

  3. https://de.wikipedia.org/wiki/Wahrheit#Die_Korrespondenztheorie_der_Wahrheit ↩︎

  4. “Kant, indem er [in der] Kritik der reinen Vernunft, [B], S. 83 in Beziehung auf die Logik auf die alte und berühmte Frage, was die Wahrheit sei, zu reden kommt, schenkt fürs erste als etwas Triviales die Namenerklärung, daß sie die Übereinstimmung der Erkenntnis mit ihrem Gegenstande sei, - eine Definition, die von großem, ja von dem höchsten Werte ist.” (Hegel: “Wissenschaft der Logik”, TWA Bd.6, S.264-265) ↩︎

  5. https://de.wikipedia.org/wiki/Logischer_Atomismus ↩︎

  6. https://en.wikipedia.org/wiki/Truth#Coherence (nella versione tedesca su https://de.wikipedia.org/wiki/Wahrheit#Kohärenztheorie Hegel non viene menzionato) ↩︎

  7. Il significato della parola “aufheben” (“sublimare”), utilizzata più volte in questo articolo perché rappresenta un aspetto importante del concetto hegeliano di verità, potete leggerlo nell’articolo sull’“Aufheben” e nell’articolo sulla traduzione inglese “sublation”. ↩︎

  8. https://de.wikipedia.org/wiki/Wahrheit#Pragmatismus_und_Intersubjektivitätstheorien. ↩︎

  9. https://en.wikipedia.org/wiki/John_Dewey#Pragmatism,_instrumentalism,_consequentialism ↩︎

  10. Popper fraintende Hegel in questo modo nel suo libro pubblicato nel 1945 “La società aperta e i suoi nemici”. Il libro viene criticato tra l’altro da Kaufmann 1959. ↩︎

  11. “Wird der Zweifel Gegenstand des Zweifels, zweifelt der Zweifelnde am Zweifel selbst, so verschwindet der Zweifel.” (“Vorlesungen über die Philosophie der Religion”, citato secondo l’edizione TWA-Suhrkamp, volume 16, pagina 122). Per intrattenimento ho prodotto da questa citazione una piccola canzoncina, che potete scaricare se lo desiderate. ↩︎

  12. Questa è una citazione famosa dalla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel. ↩︎

  13. Aristotele: “Metafisica” -> “Introduzione” -> “Punto di partenza e punto d’arrivo della scienza”. Per citare dalla traduzione tedesca: “Wenn die Menschen jetzt, und wenn sie vor alters zu philosophieren begonnen haben, so bot der Antrieb dazu die Verwunderung, zuerst über die nächstliegenden Probleme, […]”. ↩︎

  14. https://de.wikipedia.org/wiki/Rashomon_–_Das_Lustwäldchen ↩︎

  15. https://de.wikipedia.org/wiki/Die_Rotkäppchen-Verschwörung ↩︎

  16. https://en.wikipedia.org/wiki/Galileo_affair, in particolare la nota 7: “Galilei beklagte sich, dass einige der Philosophen, die sich seinen Entdeckungen widersetzten, sich geweigert hatten, auch nur durch ein Fernrohr zu schauen: Galilei nannte die betreffenden Philosophen nicht, aber Galilei-Forscher haben zwei von ihnen als Cesare Cremonini und Giulio Libri identifiziert (Drake, 1978, S.162, 165; Sharratt, 1994, S.87). Behauptungen über ähnliche Weigerungen von Bischöfen und Kardinälen sind mehrfach aufgestellt worden, aber es scheint keine Beweise zu geben, um diese zu unterstützen.” (traduzione Kai Froeb) ↩︎

  17. Hegel “Enciclopedia delle scienze filosofiche”, vol. 1, §37 e segg. ↩︎

  18. https://de.wikipedia.org/wiki/Paradigmenwechsel. ↩︎

  19. https://de.wikipedia.org/wiki/Thomas_S._Kuhn ↩︎

  20. https://en.wikipedia.org/wiki/Blind_men_and_an_elephant, la versione tedesca dell’articolo https://de.wikipedia.org/wiki/Die_blinden_Männer_und_der_Elefant è meno dettagliata. ↩︎