Commento alla Filosofia del diritto, Capitolo 11
Perché questi presupposti devono essere sviluppati
La filosofia del diritto di Hegel comincia con il diritto astratto — con la persona che si dà un esserci come proprietaria in una cosa. Chi legge il testo così com’è può ricevere l’impressione che il diritto sia semplicemente posto: qui è la persona, là è la cosa, ora si comincia. Questa lettura è distorta. Hegel ha annotato in modo compresso i presupposti nell’introduzione dei Lineamenti del 1820 (§§ 4–32); nell’Enciclopedia più matura del 1830 li sviluppa espressamente: spirito teoretico → spirito pratico → spirito libero → diritto oggettivo. La successiva architettura è più chiara, perché enuncia i passi che rendono possibile anzitutto il diritto astratto.
E Hegel lo dice lui stesso, nell’osservazione al § 4. Vi nomina il presupposto e rimanda al luogo in cui l’ha sviluppato:
“I tratti fondamentali di questa premessa — che lo spirito sia dapprima intelligenza e che le determinazioni attraverso cui essa procede nel suo sviluppo, dal sentimento attraverso la rappresentazione fino al pensiero, siano la via per produrre se stessa come volontà, che, come spirito pratico in generale, è la verità immediatamente successiva dell’intelligenza — le ho esposte nella mia Enciclopedia delle scienze filosofiche (Heidelberg 1817) §§ 363–399, e spero di poterne dare un giorno un’ulteriore trattazione.”
Questa è l’intera psicologia della prima edizione. Hegel la presuppone qui come nota, la ripete in forma breve — e la designa espressamente come premessa.
L’inciso finale è notevole: l’“ulteriore trattazione”, che nel 1820 restava ancora in debito, venne data nelle lezioni e nelle edizioni successive. Chi ritiene i trenta paragrafi che precedono la proprietà una mera prefazione ha dunque non solo frainteso la cosa, ma anche trascurato la stessa indicazione di Hegel.
Ciò che lì sta in forma compressa è sviluppato in [[hegel-subjektiver-geist]] (opzionale).
Questi passi non sono premesse filosofiche, ma argomenti portanti. Chi comprende la proprietà come autorealizzazione della persona deve poter mostrare che cosa sia una persona, che cosa significhi autorealizzazione, e perché la cosa possa servire come mezzo di questa realizzazione. Chi descrive il contratto come riconoscimento reciproco deve poter mostrare che cosa sia il riconoscimento e da dove provengano i soggetti che si riconoscono. Chi diagnostica la perversione teleologica — che il mezzo possa rivoltarsi contro il fine — deve poter mostrare che cosa siano fine e mezzo, e perché la perversione sia possibile in modo immanente e non sia un mero difetto esteriore.
Questa sezione sviluppa questi presupposti — il concetto di fine, la volontà libera, il rapporto tra diritto ed entrambi. Lo fa in modo tale che gli argomenti possano essere seguiti su esempi concreti. Chi ha familiarità con la logica hegeliana riconoscerà il materiale; chi non ce l’ha, deve poter comunque seguire.