Commento allo Spirito soggettivo, Capitolo 11
Cosa significa qui “anima”
Il titolo fuorvia più di tutto, e la prima frase di Hegel sembra confermarlo: l’anima sarebbe “non solo per sé immateriale, ma l’immaterialità universale della natura, la sua semplice vita ideale” (§ 389).
Ciò suona come panpsichismo — come se ogni cosa materiale fosse abitata da qualcosa di spirituale. Si intende qualcosa d’altro, e Hegel lo dice nello stesso paragrafo: in questa determinazione ancora astratta, l’anima sarebbe “solo il sonno dello spirito; — il nous passivo di Aristotele, che è tutto secondo la possibilità”.
Il nous passivo è la facoltà di essere determinato — non una cosa che fa qualcosa. L’anima in questo primo senso è la possibilità di formare uno spirito, non uno spirito già presente.
E il § 395 dà la regola per l’intera sezione. Hegel scrive lì che l’anima è “individualizzata nel soggetto individuale”, ma “questa soggettività qui viene in considerazione solo come individualizzazione della determinatezza naturale”.
Stekeler lo legge come indicazione sull’uso della parola: “anima” qui non significa altro che “io come soggetto”, limitato al lato naturale — facoltà animali, reazioni, comportamenti. Ciò che ne diviene come persona che agisce liberamente si chiama poi spirito o autocoscienza.[1]
Chi dunque cerca l’anima come oggetto, cerca la cosa sbagliata. La sezione tratta di ciò che porta con sé un essere vivente e come da ciò diventi un soggetto. [KF]
Stekeler-Weithofer, Hegels Realphilosophie, al § 395 (p. 533). ↩︎